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Da Brunello al mito Le Mans. Facendo vincere la Ducati

By 9 agosto 2017 No Comments

Jacopo Zizza ha sbancato la storica “Sarthe” da team manager: «Successo storico, che fatica dirigere»

Ha il sapore dell’impresa sportiva il successo, di una squadra italiana, nella classe Supertwin alla mitica 24 Ore di Le Mans.

Un successo conquistato dallo Special Team Ducati, un progetto firmato dal pilota di BrunelloJacopo Zizza. Per lui la leggendaria maratona della Sarthe non è una novità avendola corsa già nel 2015. Ma l’edizione 2017 ha un sapore diverso vista la nuova veste di Zizza, popolare telecronista del settore motociclistico a Eurosport, che ha guidato la squadra soprattutto da Team Manager. La conquista del titolo nella speciale classifica riservata alle bicilindriche ha un gusto dolcissimo, anche a distanza di qualche giorno dalla vittoria. «Rispetto al 2015 – ha detto Jacopo Zizza – è stato più stressante. In questa esperienza ha prevalso di più il ruolo manageriale di team manager, più che di pilota. Cambiare dopo 15 anni di Suzuki e saltare a su una Ducati è stato un po’ un salto nel buio, ma per fortuna è andata bene».

Il successo è storico: «Onestamente sono soddisfatto: il mio obiettivo era portare a casa una coppa dal mondiale. Non è arrivata come volevo io perchè ho dovuto sacrificarmi come Team Manager ma alla fine quel che conta è che l’obiettivo è stato centrato abbondantemente. L’atmosfera di Le Mans è stressante, soprattutto quando si deve fare quadrare tutto: piloti nuovi, moto nuove, venivano fuori problemi, ma alla fine tutto ciò che è andato storto durante il warm up, è stato affrontato e risolto con le buone, ma anche con le cattive maniere. In Francia puoi immaginare cosa possa aver scatenato questo risultato. Mentre qui purtroppo dobbiamo fare i conti con un disinteresse complessivo. Questo è un campionato del mondo e purtroppo al di là dei siti specializzati in Italia per questo mondo non c’è l’interesse che invece meriteremmo».

Si guarda già al futuro: «C’è sempre da ragionare sugli errori fatti per evitare che in futuro possano essere ripetuti. Devo dire che è centomila volte meglio fare il pilota e salire sulla moto anziché dover fare il team manager dove sei costretto a fare anche il cane ringhioso per far andare tutto nel verso giusto. Mi piace sottolineare la differenza di mentalità e di professionalità tra i piloti italiani e stranieri: i piloti francesi che hanno corso con la mia squadra si sono dimostrati professionali, riconoscenti ed estremamente disponibili, esibendo una capacità di ambientamento fuori dal comune, senza perdersi in stupide lamentele».